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San Domenico

La chiesa di San Domenico è certamente tra i monumenti architettonici più significativi della città di Narni. Per questo motivo l’Amministrazione Comunale, dopo un periodo nel quale l’edificio in oggetto è stato adibito a biblioteca, ha avviato una seria riflessione sul suo recupero edilizio e funzionale come struttura polivalente per conferenze, spettacoli ed aula magna da inserire in quel progetto culturale perseguito dalla Regione dell’Umbria, partecipando nel 2006 al Bando P.I.T. denominato TAC (Turismo-Ambiente-Cultura) e presentando un progetto generale di rifunzionalizzazione del complesso di San Domenico che oltre alla sala conferenze/congressi al piano terra  prevede, nel prossimo stralcio lavori, la ristrutturazione funzionale dei locali posti al piano primo da destinare ad aule didattiche, per riunioni/presentazioni, per allestimento di mostre temporanee, e anche funzionali allo svolgimento delle attività universitarie.

l’Amministrazione con il contributo assegnato dalla Regione, nell’ambito del DOCUP Ob. 2 – Misura 3.2 “Valorizzazione delle risorse naturali e culturali” e con fondi propri per complessivi 1,2 milioni di euro ha terminato il primo stralcio funzionale che ha visto la rifunzionalizzazione della ex chiesa di San Domenico ad aula per conferenze, per la didattica e per gli spettacoli. 
CENNI STORICI
La chiesa di San Domenico ha perduto da anni la sua funzione originaria, ma non quella architettonica, che resta ancora oggi perfettamente identificabile nel contesto del costruito storico, denunciando la sua origine di organismo sorto intorno all’XI secolo e subendo varie trasformazioni.
La facciata è tipicamente d’ispirazione basilicale con tre finestre caratteristiche del linguaggio architettonico locale ed i segni dell’esistenza di un distrutto portico.
Vero protagonista della facciata è il portale centrale con il suo particolare arco a sesto ribassato, tipologicamente molto raro. Varcare il portale centrale significa introdursi in uno spazio veramente sorprendente. La grandiosità del volume interno evidenzia la diffusione e l’importanza del culto mariano in epoca medioevale.
La soluzione adottata nella navata centrale più alta delle laterali, permette la sperimentata soluzione delle finestre che illuminano il largo corridoio principale. Ad una più attenta lettura delle murature è possibile individuare le tracce di queste aperture, ma non si possono non notare le tamponature di porticine che dovevano concedere l’accesso ad un lungo ballatoio in legno il quale correva lungo le pareti della navata centrale.
Niente, purtroppo, rimane dell’antica parte terminale dell’edificio, né di quello che doveva essere il transetto innestato nella navata. Le tre absidi quadrangolari risalgono al periodo in cui la chiesa passò ai Domenicani, circa il XIV secolo, e sono tipiche dell’architettura degli ordini mendicanti. Di particolare pregio è il pavimento alessandrino sopravvissuto solo nella navata di destra; si può notare la pendenza originale di questo pavimento che, oltre a rappresentare simbolicamente l’ascesa al Calvario di Cristo, esalta le linee prospettiche dell’interno.
Le cappelle laterali risalgono al secolo XV-XVI, a quel periodo della storia in cui si sviluppò l’uso, da parte delle famiglie nobili, di seppellire i propri cari in spazi dedicati ai loro Santi protettori. Nei secoli successivi la chiesa ha subito vari interventi di restauro e nel 1867 è divenuta di proprietà comunale.

L’accesso alla platea, avviene frontalmente mediante una piccola serie di gradini in pietra e lateralmente da rampe che garantiscono l’accesso alle persone disabili.
La navata centrale è stata arredata con 212 poltrone in ecopelle di color prugna, disposte su tre zone, attraversate da corridoi perpendicolari aventi larghezza pari a cm 120 e delimitati da sei pannelli aventi la duplice funzione di assorbimento acustico e di arredo.
Per soddisfare tale funzione il pannello è costruito come un sandwich di materiali la cui struttura portante è costituita da un telaio in ferro.
A questa si ancorano le due pareti:
• un pannello in cartongesso, volto verso la navata laterale della chiesa, avente funzione espositiva, dove è inserito un tubolare in acciaio per appendere elementi espositivi,
• un pannello in noce volto verso la navata centrale al quale è stato ancorato un pannello per la correzione acustica della chiesa, dato dall’unione di elementi modulari, avente la funzione di ottimizzare la trasmissione del suono.
Nella parte superiore di chiusura degli elementi laterali sono alloggiati tre apparecchi elettrici che permettono, con lampade orientabili in essi alloggiate, di illuminare l’arco sovrastante ed i pilastri laterali dove sono presenti piccoli frammenti di affreschi alla base della faccia del pannello volto verso la navata centrale della chiesa, sono incassati tre apparecchi con  lampada a led.
All’interno dei pannelli sono racchiusi tutti i terminali dell’impianto di riscaldamento a pavimento ed elettrici.
Al piano superiore, sulla base della ricerca storica, si è ricostruito quello che era un rozzo percorso ligneo, con una serie di travi in ferro, anziché in legno, incastrate alla stessa altezza di quello preesistente come rivelano i fori presenti sulla parte alta della navata centrale. I ballatoi così ricostruiti ai due lati della navata centrale sono chiusi verso la stessa con parapetti costruiti con montanti verticali, tondi orizzontali e pannelli in vetro. Ogni singolo ballatoio ad uso esclusivo degli operatori, nasconde al suo interno i cablaggi elettrici le trasmissione dati e fa da supporto ai proiettori che illuminano le volte della sala.
I ballatoi sono collegati tra loro da uno spazio che verrà realizzato nel secondo stralcio lavori da adibire a regia,  costruito in ferro e lamiera grecata, posto lungo la controfacciata principale.

Nel corso dei lavori uno scavo archeologico ha permesso di riportare alla luce una serie d’elementi consentendo la ricostruzione della storia della chiesa di S. Maria Maggiore per un arco di tempo compreso tra il XII e il XVIII secolo.
Tale chiesa è tradizionalmente riconosciuta come la prima cattedrale di Narni pur non  possedendo dati certi per affermarlo.
La costruzione dell'edificio, la cui facciata coincide con quella odierna, si fa risalire al XII secolo.
L'impianto planimetrico era costituito da tre navate scandite dai pilastri tutt'ora presenti all'interno della chiesa e da un'abside semicircolare sul fondo della navata centrale, riportata in luce a seguito degli scavi archeologici sopra menzionati.
Nel periodo compreso tra il XII e il XIII secolo il titolo di cattedrale venne trasferito alla chiesa di S. Giovenale. Nello stesso periodo si realizzò in S. Maria Maggiore una cripta che, da documenti ritrovati, aveva il compito di conservare le reliquie di S. Cassio vescovo, secondo patrono di Narni dopo Giovenale.
Tra la fine del '200 e gli inizi del '300 la chiesa fu concessa ai Domenicani che modificarono la cripta riducendola e costruirono la nuova abside, quella attuale, demolendo in parte la vecchia.
Tra la fine del XVI ed il XVII secolo la parte presbiteriale fu completamente modificata secondo i nuovi criteri di spazio e luminosità dettati dal Concilio Tridentino ed in quella occasione fu demolita completamente la cripta e creata la gradinata centrale per giungere al nuovo livello del transetto.
Sullo spazio occupato dalla cripta fu realizzata una tomba a camera ed una serie di sepolture a terra, fino a tutta la prima metà del XIX secolo.

Lo scavo archeologico menzionato interessa la superficie della navata centrale della chiesa compresa tra i quattro pilastri prossimi al transetto, la navata laterale sinistra e parte del transetto.
In data 17 luglio 2008 la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria ha effettuato un sopralluogo congiunto con il Comune di Narni, a seguito del quale ha espresso come parere la necessità di valorizzare il mosaico individuato nella navata sinistra lasciandola in vista.

PROGETTO

La scelta progettuale in armonia con quanto emerso dai sopralluoghi effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e dal Comune di Narni, consiste nel rendere visibile i reperti di particolare interesse storico quali l'abside del XII secolo e i frammenti di mosaico ritrovati lungo la navata laterale sinistra.
La soluzione impiegata consiste nella adozione di pavimenti sopraelevati in cristallo, sostenuti da profilati in acciaio a sbalzo, per permettere la visione dei reperti archeologici con il minimo impatto visivo.
Tale pavimentazione, posta ad una quota superiore a quella dello scavo archeologico, risulta essere “sospesa” al di sopra dei lacerti di superficie musiva, garantendo così la circolazione dell'aria al fine di impedire la formazione di muffe e di condensa.
Il pavimento in cristallo è stato utilizzato anche nel transetto dove il piano di calpestio ripete formalmente lo schema absidale dell’organismo sottostante.
Lungo la navata laterale sinistra sono presenti due percorsi che sovrastano lo scavo archeologico; uno in cristallo, precedentemente menzionato, posto in adiacenza alla navata centrale ed uno, la cui pavimentazione è uguale a quella del resto della chiesa, che costeggia le cappelle laterali. I due percorsi sono collegati tra loro da un “ponte” anch'esso in cristallo, per permettere il passaggio diretto tra la navata centrale e la cappella della Ss. Trinità.
La platea è suddivisa in tre settori a diverse quote per ottimizzare la visione delle manifestazioni che si svolgeranno nel transetto essendo quest’ultimo, per la sua forma, lo spazio più idoneo dove localizzare il “palco”.
I gradini di passaggio dalla navata centrale al transetto sono stati rimossi a causa degli scavi archeologici creando una differenza tra la quota di calpestio della navata centrale e quella del transetto e questa differenza di altezza fa si che l’antica abside riscoperta con i relativi brani di affreschi sia interamente visibile dalla platea.
A protezione di tale apertura nella navata centrale si trova un parapetto in cristallo, che permetterà al visitatore di potersi “affacciare” verso l’abside e poter godere dell’immagine suggestiva prodotta da un’appropriata illuminazione mirata a valorizzare gli affreschi e l’intero scavo.
Il resto della pavimentazione della Chiesa è realizzata in cemento di tipo industriale con materiale idoneo a formare un pavimento tipo semina veneziana con una prevalenza di colorazione simile al cotto.
E’ previsto un riscaldamento radiante a pavimento in sostituzione dei termoventilatori della prima soluzione progettuale, con l’obiettivo di coniugare l’ottenimento di una idonea temperatura con un livello di rumorosità uguale a zero.

 

TRATTO DALLA RELAZIONE SUI RISULTATI DI SCAVO ARCHEOLOGICO a cura della Dott.ssa Mariapaola De Iulianis

Dall’indagine e scavo archeologico svolto nel corso del 2008 dalla dott.ssa Mariapaola De Iulianis allora iscritta nell’elenco dei professionisti accreditati presso la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Umbria, è emerso alla profondità di circa cm 70 dal piano di calpestio nell’area corrispondente alla navata sinistra entrando nelle chiesa, un pavimento musivo costituito da tessere abbastanza irregolari e di forma vagamente trapezoidale di colore bianco, rosso e nero, realizzate impiegando probabilmente calcare locale. In buono stato di conservazione ed ha una decorazione costituita da motivi geometrici alternati: treccia, rombi, quadrati e ottagoni e nella stesura musiva, compaiono una lastra in marmo bianca di forma rotonda e altre sei, dello stesso colore, a forma di rombo. L’assenza di motivi iconografici, almeno nella parte che si è conservata, rimanda ad una datazione compresa tra il VI e il VII sec. D .C.   



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